mercoledì 27 giugno 2012

Critiche al decreto "Salva Imprese"

Non è ancora stato varato il pacchetto salva imprese che prevede lo sblocco di 30 miliardi di euro di crediti delle aziende nei confronti delle pubbliche amministrazioni che già piovono le prime critiche e i rilievi sull’efficacia di queste misure. In particolare le aziende operanti nel settore della Sanità nel napoletano, cui si sono affiancati anche operatori della ristorazione e fornitori, hanno compiuto dei rilievi su taluni aspetti delle norme attualmente all’esame del governo.

Forti dell’appoggio dell’Unione industriale di Napoli gli imprenditori, navigatori di lungo corso nell’ambito del recupero crediti a causa del rapporto particolarmente conflittuale che li lega alle pubbliche amministrazioni locali particolarmente lente nei pagamenti, hanno fatto sentire la loro voce e individuato punti deboli che potrebbero portare al fallimento il decreto salva imprese.

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Soprattutto lo strumento della compensazione non convince gli imprenditori: Celeste Condorelli, rappresentante Confindustria con delega alla semplificazione, fa notare che nella bozza in discussione la compensazione è attivabile da chi, avendo un credito,  si trova tanto in ritardo nelle pendenze con il fisco da essere già iscritto al ruolo. Si tratterebbe dunque di un’inaccettabile penalizzazione per chi paga regolarmente le tasse e si troverebbe per questo estromesso dal beneficio.

Un problema sottolineato anche da Salvatore Esposito, numero 1 della EP attiva nella ristorazione e con 40 milioni di crediti da recuperare verso le pubbliche amministrazioni. Esposito si chiede se sia giusto la penalizzazione operata nei confronti di chi paga le tasse e la limitazione della compensazione ai soli casi gravi. Seppur vero che nei casi meno gravi è possibile attivare la cessazione del credito ne confronti delle banche, gli imprenditori si chiedono quale sia il prezzo da pagare. Un timore tutt’altro che insensato è quello che con questi decreti vengano introdotte nuove prassi, quelle che prevedono compensazione o cessione del credito, le cui procedure possano essere più lunghe del classico pagamento a 90 giorni sommati ai normali ritardi cui le PA hanno ormai abituato.

giovedì 7 giugno 2012

Recupero crediti: famiglie nei guai

L'ultimo grido di allarme di questa crisi lo lanciano le aziende di recupero crediti e in particolare l'associazione che le raggruppa, la Unirec.

Il frutto amaro di questa crisi, è ovvio, è che cresce il credito da recuperare. Una crescita che è stata del 22% nel 2012 e che  porta l'ammontare complessivo a 38 miliardi di euro. Ma  quello che allarma più di tutto è l'identikit di chi detiene il debito e non riesce a farvi fronte.

Dall'analisi complessiva dei dati emerge che il debitore è in genere un consumatore che non riesce più a fare fronte al pagamento di affitto, rate e bollette. Ben l'ottanta per cento delle azioni di recupero crediti sono rivolte a questa tipologia di debitore per un debito medio che arriva al livello record di 1152 euro. Solo il 20% quindi il peso delle aziende in questa statistica che pare destinata a peggiorare a giudicare dalla crescita del 40% del ricorso alle cambiali che per il 27% rimangono insolute.

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Dei 38 miliardi di esposizione complessive il sistema di recupero dei crediti ha rintracciato 9 miliardi. Colpisce la distribuzione geografica del fenomeno. C'era da aspettarsi infatti che fosse preponderante la presenza delle regioni meridionali tra quelle in maggiore difficoltà, e infatti Campania Lazio Puglia e soprattutto Sicilia denunciano un grande ammontare di crediti da recuperare, invece anche il nord è in affanno.

Esemplare la situazione della Lombardia che per importi da recuperare ha ormai raggiunto i livelli della Campania.  Un'evoluzione che si spiega in parte con i fenomeni di deindustrializzazione che stanno colpendo aree del paese che finora non erano state colte da grande disoccupazione.  In sostanza siamo di fronte quindi a persone che, prese di sorpresa dalla crisi, hanno perso il loro lavoro e non sono in grado di pagare rate e bollette.

lunedì 4 giugno 2012

Barometro Atradius: 30% dei crediti pagati dopo la scadenza

Il 30% dei crediti maturati dalle aziende non vengono onorati prima della loro scadenza. Questo il dato schock che esce da una prima lettura del Barometro Atradius, studio di settore giunto alla sua undicesima edizione che viene compiuto ogni anno dalla Atradius, azienda leader nel settore del recupero dei crediti ma anche nell'assicurazione del credito.

Dall'indagine emerge come per gli operatori commerciali il ritardo nei pagamenti o, peggio ancora, il mancato rispetto dell'impegno, sia la maggiore causa di preoccupazione specie in un periodo di crisi prolungata come quello che stiamo vivendo. Paure ben giustificate dal fatto che il 20% dei pagamenti arriva due mesi oltre quella che sarebbe la scadenza e il 3% dei crediti non viene onorato.

Fanalino di coda dello studio che ha preso in considerazione 3000 aziende appartenenti a 14 paesi è,  come cui si poteva aspettare, la Grecia: nel paese ellenico la media dei pagamenti scaduti da più di tre mesi è doppia rispetto alla media europea. In Grecia oltre il 40% dei debiti arriva oltre la scadenza ma la situazione non è molto migliore in Italia che supera il 39%, quasi raggiunta dall'Irlanda.

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Dalle interviste emerge per le aziende Italiane una certa disponibilità a concedere dilazioni ai clienti del proprio paese e infatti le dilazioni raggiungono in media il valore di 50 giorni, molto più alto della media europea. Insomma appare chiaro come le aziende italiane pur di lavorare siano disponibili a essere pagate in ritardo piuttosto che perdere le commesse e d'altronde sono bene abituate dal fatto di avere a che fare con l'amministrazione pubblica che in Europa è la più lenta a saldare i conti. Gli intervistati hanno dichiarato di concedere la dilazione nella speranza di instraurare un lungo rapporto di collaborazione.

Fatto sta che i clienti stranieri pagano meglio: scadono i termini nel 30% dei casi, mentre il mercato domestico sfora il limite nel 40% circa dei casi