martedì 27 marzo 2012

Recupero Crediti: quali sono i vantaggi della fase stragiudiziale

Nel precedente post, abbiamo analizzato la fase stragiudiziale, indicandola come quella serie di azioni attuate dall'agenzia preposta al fine di recuperare un credito insoluto vantato dal cliente. L'aspetto che rimane da analizzare, invece, è quello concernente i motivi per cui la fase stragiudiziale è così importante e quali sono i vantaggi di cui si può godere se si riesce  ad ottenere il rimborso del credito prima di giungere alla fase giudiziale.

Oltre alla semplicità di esecuzione di tali azioni, si annoverano altri vari vantaggi che spingono l'agenzia di riscossione a tentare per quanto possibile di far estinguere il debito in questa prima fase. Tra questi, i due vantaggi fondamentali sono:

- notevole contenimento delle spese;

- interruzione dei termini prescrizionali.


Quest'ultimo punto in particolar modo è molto importante. Mediante la messa in mora, infatti, (ultima azione della fase stragiudiziale) si rende esecutiva la notificazione dell'atto mediante l'invio di una comunicazione a mezzo Raccomandata A/R in cui si porta a conoscenza del debitore, il termine ultimo per provvedere al pagamento delle somme dovute maggiorate degli interessi e delle sanzioni. In questo modo, si evita il rischio di veder cadere in prescrizione il credito vantato; rischio che comporterebbe altrimenti l'inesigibilità del credito vantato.

Svantaggi Fase Stragiudiziale

Nonostante tutto, la fase stragiudiziale presenta anche uno svantaggio, rappresentato dalla condizione che deve assolutamente sussistere per assicurare il buon esito del recupero "bonario" del credito vantato. In sostanza, la fase stragiudiziale prevede la collaborazione da parte del debitore e la sua buona volontà ad assolvere il debito contratto. In mancanza di tale condizione, infatti, la fase stragiudiziale non potrà produrre gli effetti sperati e sarà necessario il ricorso alle vie legali (fase giudiziale) al fine di ottenere un titolo esecutivo utile per richiedere il rimborso coatto del credito vantato, o di far valere un titolo esecutivo già esistente.

lunedì 26 marzo 2012

Recupero Crediti: quali sono i vantaggi e gli svantaggi della fase giudiziale

Come abbiamo già detto in precedenza, l'avvio della fase giudiziale è prevista quando la fase stragiudiziale (per impossibilità o per mancanza di volontà del debitore) non ha permesso di ottenere il rimborso del credito vantato. Questa prevede il ricorso al Tribunale e la conseguente attuazione di una serie di azioni legali volte a ottenere il rimborso delle somme dovute ricorrendo all'esproprio coatto e alla conseguente messa in liquidazione dei beni patrimoniali appartenenti al debitore.

Quali sono gli svantaggi della Fase Giudiziale

Gli svantaggi insiti in questa fase sono diversi e si possono ravvisare in:

- maggiori spese legali che il creditore dovrà affrontare anticipatamente;

- rischio corso dal creditore di non recuperare le somme vantate con conseguente addebito delle spese affrontate;

- attuazione di procedure legali molto lunghe e complesse (ingiunzioni, pignoramenti, ecc.)

Alla luce di questa serie di svantaggi esistenti, è raccomandabile avviare la fase giudiziale soltanto quando, durante le verifiche eseguite in occasione della fase stragiudiziale, sia emersa una reale possibilità di recupero del credito vantato. Tale possibilità è rappresentata dall'esistenza e conseguente rilevazione di una situazione patrimoniale del debitore idonea a coprire il debito.


Quali sono i vantaggi Fase Giudiziale

Nonostante la fase giudiziale presenti molti aspetti sfavorevoli, a volte può essere vantaggiosa se non addirittura indispensabile. Alcuni di questi vantaggi sono:

- il possibile avvio delle azioni legali a esclusiva discrezione del creditore;

- il recupero delle somme vantate qualora esista un patrimonio del debitore su cui rivalersi;

In una specifica situazione, infine, il ricorso alla fase giudiziale è favorevole anche quando sia presente una comprovata inconsistenza patrimoniale della parte debitoria. Qualora l'importo vantato sia molto elevato, infatti, il ricorso alla fase giudiziale è comunque conveniente in quanto, in fase di bilancio, consentirà al creditore di iscrivere il credito insoluto tra le passività.



giovedì 22 marzo 2012

Fase giudiziale del recupero crediti: cos'è il fallimento e come si avvia un'istanza fallimentare


Il fallimento è una procedura concorsuale che rientra nella fase giudiziale dell'attività di recupero crediti (di cui si è già parlato nel post precedente) ma, vista la particolarità dell'argomento, abbiamo deciso di trattarlo separatamente al fine di fornire informazioni quanto più possibile complete.

A chi è rivolta la procedura concorsuale del fallimento?

Il fallimento è una procedura che può essere attuata quando il debitore che si trova in uno stato d’insolvenza è un imprenditore commerciale; questa prevede l’esproprio coatto e la messa in liquidazione dei beni patrimoniali di proprietà dell’imprenditore, al fine di provvedere al soddisfacimento paritario dei crediti insoluti.

Dalla definizione appena fornita, si possono estrapolare due elementi che devono sussistere per attivare una procedura di fallimento:

il debitore deve essere un imprenditore commerciale;

- deve esserci una situazione di comprovata insolvenza.


In riferimento al primo punto, ciò significa che sono esclusi dalla procedura fallimentare tutti coloro che non son contemplati nella definizione d’imprenditore commerciale:

- Piccoli imprenditori e imprenditori agricoli;

- Enti pubblici;

- Grandi Aziende.

La seconda condizione, invece, vuol dire che l’imprenditore deve trovarsi in una situazione economica tale da non poter assolvere ai debiti contratti neanche mediante il ricorso a un piano di rientro rateizzato. Una volta accertato la totale incapacità dell’imprenditore di rimborsare la somma dovuta (attraverso una serie di protesti, procurando prove concrete circa la fuga o l’irreperibilità del debitore oppure dimostrando l’impossibilità a redigere il piano di pignoramento per mancanza di beni pignorabili), il soggetto che vanta un credito di almeno € 30.000 potrà presentare formale istanza di fallimento presso il Tribunale di Distretto competente. Il Tribunale, dichiarerà “fallito” l’imprenditore insolvente, redigerà un inventario dei beni espropriati e provvederà alla messa in liquidazione degli stessi.

In conclusione, si deve precisare che, nel caso in cui l’imprenditore fallito sia una società di persone o una ditta individuale, il fallimento colpirà prima il patrimonio aziendale e se questo non dovesse essere sufficiente a soddisfare tutti i creditori, incorporerà nella massa fallimentare anche il suo patrimonio personale.

martedì 20 marzo 2012

Attività di recupero crediti: cos'è e come si svolge


Quella del recupero crediti è un’attività molto particolare, che richiede l’impiego di personale formato e pronto a fronteggiare le situazioni più complicate.

Volendo fornire una definizione di massima, potremmo dire che l'attività del recupero crediti si ravvisa nel momento in cui un soggetto, vantando un credito nei confronti di un suo debitore e non riuscendo a smobilizzarlo, ne affida la riscossione ad un'agenzia di recupero che, attraverso varie azioni, otterrà il pagamento della somma dovuta.


Tali azioni si possono raggruppare in due fasi:

- Fase stragiudiziale;


- Fase giudiziale.


Cos’è la Fase stragiudiziale


L'avviso epistolare, telefonico, l'esazione diretta e la messa in mora, sono tutte azioni che rientrano nella fase stragiudiziale e sono volte a trovare un punto d'incontro con il debitore al fine di ottenere la somma oggetto del debito prima di passare alla ben più dispendiosa fase giudiziale.

Il primo passo è l'avviso epistolare e consiste nell'inviare al debitore un semplice sollecito di pagamento.
Se l’avviso epistolare non produce gli effetti sperati, il debitore sarà contattato telefonicamente dall’agenzia di recupero crediti incaricata e nuovamente sollecitato a onorare il debito.

In seguito l’agente preposto si recherà presso l’abitazione del debitore (esazione diretta) per valutare i motivi del mancato pagamento (mancanza di volontà o impossibilità economica) e se riscontrerà una volontà a collaborare, oltre a "quantificare l'eventuale patrimonio del debitore, tenterà di mediare redigendo un piano di rientro rateizzato (parziale o totale).

L’ultimo tentativo "bonario" è la messa in mora, ossia una comunicazione inviata con Raccomandata A/R in cui si richiede al debitore la corresponsione della somma dovuta (maggiorata d'interessi e sanzioni) specificando la data ultima entro cui eseguire il versamento, trascorso tale termine si passerà alla fase giudiziale.


Fase Giudiziale


 La fase giudiziale è costituita da una serie d'interventi volti a fornire al creditore un titolo esecutivo utile per intraprendere un recupero coatto del credito rivalendosi sul patrimonio del debitore.

Il Ricorso per ingiunzione è il procedimento più breve per ottenere il titolo esecutivo ma è attuabile soltanto se il credito vantato è documentato (certo), definito nel suo ammontare (liquido) e non vincolato (esigibile).

Se il creditore ha già un titolo esecutivo, può intimare al debitore il pagamento del debito entro dieci giorni. Trascorso tale termine, il creditore potrà richiedere all'ufficiale giudiziario il pignoramento dei beni posseduti dal debitore per un importo pari al debito vantato.

Laddove ci sia motivo di credere che il debitore possa nascondere i beni posseduti per evitarne il pignoramento, l'azione legale può essere preceduta da un procedimento preventivo volto a vincolare i beni: il sequestro conservativo.

La fase giudiziale è sconsigliata se gli accertamenti patrimoniali svolti in precedenza non riscontrano un capitale sufficiente a onorare il debito in quanto, in tal caso le spese legali graverebbero sul creditore.