mercoledì 27 giugno 2012

Critiche al decreto "Salva Imprese"

Non è ancora stato varato il pacchetto salva imprese che prevede lo sblocco di 30 miliardi di euro di crediti delle aziende nei confronti delle pubbliche amministrazioni che già piovono le prime critiche e i rilievi sull’efficacia di queste misure. In particolare le aziende operanti nel settore della Sanità nel napoletano, cui si sono affiancati anche operatori della ristorazione e fornitori, hanno compiuto dei rilievi su taluni aspetti delle norme attualmente all’esame del governo.

Forti dell’appoggio dell’Unione industriale di Napoli gli imprenditori, navigatori di lungo corso nell’ambito del recupero crediti a causa del rapporto particolarmente conflittuale che li lega alle pubbliche amministrazioni locali particolarmente lente nei pagamenti, hanno fatto sentire la loro voce e individuato punti deboli che potrebbero portare al fallimento il decreto salva imprese.

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Soprattutto lo strumento della compensazione non convince gli imprenditori: Celeste Condorelli, rappresentante Confindustria con delega alla semplificazione, fa notare che nella bozza in discussione la compensazione è attivabile da chi, avendo un credito,  si trova tanto in ritardo nelle pendenze con il fisco da essere già iscritto al ruolo. Si tratterebbe dunque di un’inaccettabile penalizzazione per chi paga regolarmente le tasse e si troverebbe per questo estromesso dal beneficio.

Un problema sottolineato anche da Salvatore Esposito, numero 1 della EP attiva nella ristorazione e con 40 milioni di crediti da recuperare verso le pubbliche amministrazioni. Esposito si chiede se sia giusto la penalizzazione operata nei confronti di chi paga le tasse e la limitazione della compensazione ai soli casi gravi. Seppur vero che nei casi meno gravi è possibile attivare la cessazione del credito ne confronti delle banche, gli imprenditori si chiedono quale sia il prezzo da pagare. Un timore tutt’altro che insensato è quello che con questi decreti vengano introdotte nuove prassi, quelle che prevedono compensazione o cessione del credito, le cui procedure possano essere più lunghe del classico pagamento a 90 giorni sommati ai normali ritardi cui le PA hanno ormai abituato.

giovedì 7 giugno 2012

Recupero crediti: famiglie nei guai

L'ultimo grido di allarme di questa crisi lo lanciano le aziende di recupero crediti e in particolare l'associazione che le raggruppa, la Unirec.

Il frutto amaro di questa crisi, è ovvio, è che cresce il credito da recuperare. Una crescita che è stata del 22% nel 2012 e che  porta l'ammontare complessivo a 38 miliardi di euro. Ma  quello che allarma più di tutto è l'identikit di chi detiene il debito e non riesce a farvi fronte.

Dall'analisi complessiva dei dati emerge che il debitore è in genere un consumatore che non riesce più a fare fronte al pagamento di affitto, rate e bollette. Ben l'ottanta per cento delle azioni di recupero crediti sono rivolte a questa tipologia di debitore per un debito medio che arriva al livello record di 1152 euro. Solo il 20% quindi il peso delle aziende in questa statistica che pare destinata a peggiorare a giudicare dalla crescita del 40% del ricorso alle cambiali che per il 27% rimangono insolute.

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Dei 38 miliardi di esposizione complessive il sistema di recupero dei crediti ha rintracciato 9 miliardi. Colpisce la distribuzione geografica del fenomeno. C'era da aspettarsi infatti che fosse preponderante la presenza delle regioni meridionali tra quelle in maggiore difficoltà, e infatti Campania Lazio Puglia e soprattutto Sicilia denunciano un grande ammontare di crediti da recuperare, invece anche il nord è in affanno.

Esemplare la situazione della Lombardia che per importi da recuperare ha ormai raggiunto i livelli della Campania.  Un'evoluzione che si spiega in parte con i fenomeni di deindustrializzazione che stanno colpendo aree del paese che finora non erano state colte da grande disoccupazione.  In sostanza siamo di fronte quindi a persone che, prese di sorpresa dalla crisi, hanno perso il loro lavoro e non sono in grado di pagare rate e bollette.

lunedì 4 giugno 2012

Barometro Atradius: 30% dei crediti pagati dopo la scadenza

Il 30% dei crediti maturati dalle aziende non vengono onorati prima della loro scadenza. Questo il dato schock che esce da una prima lettura del Barometro Atradius, studio di settore giunto alla sua undicesima edizione che viene compiuto ogni anno dalla Atradius, azienda leader nel settore del recupero dei crediti ma anche nell'assicurazione del credito.

Dall'indagine emerge come per gli operatori commerciali il ritardo nei pagamenti o, peggio ancora, il mancato rispetto dell'impegno, sia la maggiore causa di preoccupazione specie in un periodo di crisi prolungata come quello che stiamo vivendo. Paure ben giustificate dal fatto che il 20% dei pagamenti arriva due mesi oltre quella che sarebbe la scadenza e il 3% dei crediti non viene onorato.

Fanalino di coda dello studio che ha preso in considerazione 3000 aziende appartenenti a 14 paesi è,  come cui si poteva aspettare, la Grecia: nel paese ellenico la media dei pagamenti scaduti da più di tre mesi è doppia rispetto alla media europea. In Grecia oltre il 40% dei debiti arriva oltre la scadenza ma la situazione non è molto migliore in Italia che supera il 39%, quasi raggiunta dall'Irlanda.

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Dalle interviste emerge per le aziende Italiane una certa disponibilità a concedere dilazioni ai clienti del proprio paese e infatti le dilazioni raggiungono in media il valore di 50 giorni, molto più alto della media europea. Insomma appare chiaro come le aziende italiane pur di lavorare siano disponibili a essere pagate in ritardo piuttosto che perdere le commesse e d'altronde sono bene abituate dal fatto di avere a che fare con l'amministrazione pubblica che in Europa è la più lenta a saldare i conti. Gli intervistati hanno dichiarato di concedere la dilazione nella speranza di instraurare un lungo rapporto di collaborazione.

Fatto sta che i clienti stranieri pagano meglio: scadono i termini nel 30% dei casi, mentre il mercato domestico sfora il limite nel 40% circa dei casi

giovedì 31 maggio 2012

Lo Stato paga parte dei debiti: pronti 30 Miliardi

La questione del recupero crediti nei confronti dello Stato riveste ormai carattere di emergenza nazionale: questo in soldoni il succo dell’intervento di Antonio Correale, segretario Feneal Uil, il quale ha tirato in ballo il debito dello Stato con riferimento alla crisi in cui versa il settore edile.

Il sindacalista ha sottolineato come recuperare i crediti dallo Stato sia questione di vitale importanza per le imprese e per salvaguardare l’occupazione. D’altro canto è di questi giorni la notizia che il Governo sta affrontando la questione con l’obiettivo di ridurre i debiti delle pubbliche amministrazioni nei confronti delle aziende: quattro decreti che si tradurrebbero in 30 miliardi di euro di pagamenti verso le aziende per risolvere almeno in parte i problemi di liquidità delle piccole e medie imprese. Lo stesso premier Mario Monti si è espresso a riguardo sottolineando l’importanza di un intervento in questo settore per consentire ai privati di “riaccendere il motore”, in quanto le aziende hanno un ruolo centrale nel rilancio del nostro sistema economico.

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Il credito da recuperare nei confronti della Pubblica Amministrazione ammonta a 90 miliardi complessivi e il governo ha sottoscritto 4 decreti e un accordo affinché un terzo di questa cifra venga pagata. Tre decreti riguardano la certificazione dei crediti, il quarto riguarda la compensazione dei crediti con i debiti nei confronti del fisco.

L’accordo invece ha visto le firme di ABI e aziende al fine di favorire l’utilizzo di strumenti quali l’anticipazione bancaria e il factoring pro solvendo e pro soluto. A questo si aggiunge la fondamentale intenzione da parte del governo di venire incontro alle richieste dell’Unione Europea che chiede all'Italia di adeguarsi alla normativa europea in materia di tempi dei pagamenti: entro fine anno saranno adottati i necessari provvedimenti.

martedì 29 maggio 2012

UNIREC sulla riforma del Recupero crediti

La UNIREC, l'associazione che raggruppa le società impegante nel settore del recupero crediti dice la sua sul fronte del disegno di riforma del settore in questi giorni in discussione da parte del governo. E lo fa in un periodo particolare per l'associazione, prossima all'avvicendamento ai suoi vertici. Ma il presidente uscente Alborghetti da il suo ultimo contributo in questa veste e dichiara che la riforma così congegnata non va. D'altronde Unirec aveva già fatto sentire la sua voce e fatte chiare le sue esigenze in due audizioni in Commissione Parlamentare, esigenze che finora sono in parte rimaste inascoltate.

I punti che vengono contestati del disegno di legge sono in sostanza due.Quello principale è la questione del controllo. La riforma prevede l'istituzione di un organismo di controllo che metta insieme rappresentanti delle aziende e dei consumatori ma anche elementi esterni di nomina politica e delle imprese interessate. Le aziende di recupero crediti preferirebbero invece che un organismo siffatto fosse occupato esclusivamente dagli attori interessati al recupero crediti e quindi dalle aziende stesse e dai consumatori.

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Non convince neppure che il controllo politico venga spostato dall'attuale situazione che lo vede in capo al Ministero dell'Interno. Per la natura dei protagonisti in gioco, in genere piccole e medie imprese e consumatori non caratterizzati da grossi patrimoni, non pare il caso di cambiare la fonte di controllo.

Nell'intervista rilasciata al Sole 24 Ore il Presidente dell'Unirec ha lasciato trasparire possibilità di un accordo perché non tutti i loro suggerimenti sono andati persi.  Per esempio viene data alle aziende di recupero crediti la possibilità di consultare le banche dati al fine di rintracciare i debitori e i patrimoni; un altra novità importante emersa fino ad ora è che laddove non si riesca a recuperare un credito questi importi possono finalmente essere dedotti in sede di dichiarazione dei redditi.

mercoledì 23 maggio 2012

Recupero Crediti insostenibile: tagli agli interessi per Equitalia?

Ormai è diventato impossibile parlare di recupero crediti senza che si parli di quello che è il più grande riscossore  in Italia, il riscossore dell’Agenzia delle Entrate.  Stiamo parlando di Equitalia, braccio operativo dell’agenzia in questi giorni al centro di numerosissime notizie di cronaca che vanno dalla vera e propria rivolta scoppiata di fronte alla sede napoletana fino a risalire alla temeraria presa di ostaggi negli uffici di Bergano di qualche giorno orsono.

La contemporanea morsa stretta sugli italiani contemporaneamente dalla crisi, dal fisco e buon ultimo dal recupero crediti targato Equitalia sta evidentemente producendo risultati nefasti se il governo stesso si è convinto che vanno apportati correttivi all’azione di Equitalia.

Il premier Monti si è recato  in visita all’Agenzia delle Entrate ufficialmente per dimostrare appoggio nei confronti dei dipendenti di Equitalia ma anche per affrontare con Attilio Befera, capo dell’Agenzia, il problema di come alleggerire l’attività di recupero dei crediti operata da Equitalia per conto del fisco.

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Certo è che l’attività di Equitalia rimane strategica: gran parte dei 12,7 miliardi recuperati nel 2011 sono soldi tolti agli evasori. Nondimeno va corretto il carattere vessatorio che spesso assume la sua azione. Il governo opererà in due direzioni, la prima consiste nell’accelerare in qualche modo la soddisfazione dei creditori delle amministrazioni pubbliche, un tema che approfondiremo in seguito.

La seconda e più importante azione consisterà nel correggere le modalità di recupero del credito in particolare agendo su tutte quelle voci accessorie che si vanno aggiungere al debito facendo lievitare le somme fino a livelli che possono essere insostenibili. Il nodo è costituito dagli interessi troppo esosi che servono tuttavia a fare funzionare la gigantesca macchina di Equitalia. I partiti premono per una moratoria ma il governo giustamente ritiene che si finirebbe per incoraggiare l’evasione. Meglio quindi provare ad alleggerire i costi.

martedì 22 maggio 2012

Quando il Debitore insolvente è lo Stato. Recupero possibile?

Vedersi assoggettati a procedure di recupero credito, spesso soffocanti, e al tempo stesso vantare importanti crediti e doverli recuperare per non morire.

Questa è la scomoda situazione delle aziende italiane che hanno a che fare con un debitore di cifre enormi, che di pagare non ha proprio intenzione e che difficilmente si può indurre a pagare : lo Stato.

Come cercare di recuperare i propri crediti nei confronti dello Stato? 3500 miliardi di euro di debiti in tutto, ma sull’altro piatto della bilancia tantissimi beni, in larga parte indisponibili, ma in buona parte costituiti da immobili, e tantissimi miliardi di crediti soprattutto fiscali che a detta della Cassazione comunque non possono essere pignorati. Una sentenza che lascia ampi spazi al dubbio atteso che dovrebbero essere non pignorabili solo i beni indisponibili e non il denaro.

Rimane dunque sul tappeto il problema delle aziende che sono creditrici nei confronti dello Stato. A costoro c’è chi si rivolge suggerendo loro una sorta di class action, affidando il recupero dei propri crediti ad una solo azienda e chiedendo il pignoramento dei crediti fiscali dello Stato.

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Un’azione enorme di recupero credito che troverebbe l’opposizione dello Stato ma che nel frattempo della decisione dei giudici terrebbe inevitabilmente bloccati i fondi dello Stato, questo potrebbe alla fine indurre a pagare parte del debito in cambio di una soluzione amichevole che sblocchi i crediti pignorati.

Inoltre bisognerebbe comunicare i danni subiti allo sviluppo dei propri affari in conseguenza del mancato pagamento, preannunciando il ricorso alla giustizia per chiedere un risarcimento.

Una soluzione che forse varrebbe soprattutto a dare una sterzata all’agenda politica dando un’accelerazione alla proposta decisiva di rendere possibile la compensazione tra i crediti fiscali detenuti dallo Stato verso un azienda e i crediti che quest’ultima può vantare da vari committenti che orbitano nel quadro dei servizi pubblici, siano essi ASL oppure enti pubblici.  Il tutto accompagnato dall’ineluttabile allineamento all’Europa che l’Italia dovrà compiere in materia di pagamenti delle P.A.,  a pena di forti multe.

mercoledì 16 maggio 2012

Riconoscimento del debito

Nell’ambito del recupero crediti esiste un'obbligazione unilaterale, il riconoscimento del debito, che merita un minimo di approfondimento.

Con la ricognizione del debito si intende un atto formale con cui un soggetto riconosce il suo debito nei confronti di un creditore. Quest’atto giuridico è unilaterale e non pone ulteriori obblighi in capo al dichiarante rivestendo un valore soltanto nel processo.

Il codice civile all’art. 1988 stabilisce che è il creditore a dovere fornire prova dell’esistenza del rapporto di debito / credito e non il debitore. Ebbene con l’atto di riconoscimento del debito il debitore solleva il suo creditore dall’onere della prova. A quel punto il rapporto tra i due soggetti si presume esistente fino a prova contraria e tocca al debitore provare che manca la causa del debito e che quindi non pende su di lui alcun obbligo di pagare.

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Questo è il caso ad esempio di colui che, pur riconoscendo di avere portato in riparazione un oggetto e astrattamente risultando in debito con il riparatore, contesta il titolo del debito perché l’oggetto era in garanzia e andava riparato gratuitamente: con la presentazione della garanzia (riconoscimento del debito) il soggetto da prova dell’insussistenza del debito pur avendo riconosciuto in un primo momento l’esistenza di un rapporto negoziale con il creditore.
Occorre annotare che la dichiarazione esprime i suoi effetti solo laddove sia diretta nei confronti del creditore. Quindi nel riconoscere il debito non nasce alcuna nuova obbligazione, bensì si conferma l’esistenza di un “preesistente rapporto fondamentale” dal quale scaturisce la richiesta del creditore. Proprio per questo per dispiegare i suoi effetti la dichiarazione deve essere rivolta al creditore stesso, senza che vi siano intermediari, e ha valore dal momento in cui il creditore ne viene a conoscenza.

Rimane senza valore il fatto che il creditore venga a conoscenza di una ammissione del debito fatta a terzi.

martedì 15 maggio 2012

Unicredit mette 500 milioni per il Recupero Crediti

Il monte dei crediti insoddisfatti da parte delle aziende è enorme, tale da mettere in pericolo la sopravvivenza di molte di esse e sicuramente da ostacolarne la piena operatività.

Non si può nascondere che gran parte dei crediti siano nei confronti dello Stato e dei suoi apparati, per una mole complessiva, e comprensiva dei crediti fiscali, di oltre 70 mld di Euro.

Per fare fronte a questa situazione che pesa drammaticamente sulla liquidità delle piccole e medie imprese in Italia Unicredit e Sace Fct hanno stretto un accordo in base al quale l’istituto bancario Unicredit ha messo a disposizione della società di factoring 500 milioni di Euro da utilizzare per il recupero crediti di tutti quanti quei fornitori stremati dall’attesa dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni.

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Obiettivo dell’accordo tra Unicredit e Sace Fct è mobilitare complessivamente verso il sistema delle imprese almeno un miliardo di Euro, si tratta infatti di un fondo rotativo che beneficia del progressivo rientro dei crediti da parte delle amministrazioni. In particolare sull’argomento si nutrono molte aspettative riguardo ai propositi del governo, che è pressato dall’Unione Europea, di rendere più rapidi i pagamenti: questo renderebbe più veloce la rotazione dei fondi consentendo alla società di factoring di soddisfare il recupero crediti di molte più aziende.

Certo per il futuro è necessario, a dire dei vertici delle aziende protagoniste dell’accordo, che ci sia più attenzione a vendere nei confronti di chi paga poco e male, tenendo presente che in realtà, negli ultimi tempi, l’attesa per rientrare dei crediti si è allungata del 20% e questo non può che inasprire il credit crunch di cui soffrono le aziende.

La certificazione dei crediti degli enti pubblici con criteri uniformi sul territorio nazionale rimane argomento fondamentale, anche se contestualmente occorre evitare che questi crediti vadano ad aggiungersi al debito statale.

mercoledì 9 maggio 2012

Mancato pagamento: prevenzione nel recupero crediti

Una questione sottovalutata della materia del recupero crediti è la prevenzione del mancato pagamento. Esistono delle motivazioni per cui un debitore può non pagare e riconoscere i sintomi della malattia può fare risparmiare tempo e denaro.

Le principali motivazioni a base di un mancato pagamento sono da ricercare nella contestazione sul contenuto di talune clausole del contratto, nella contestazione circa il modo di erogare un servizio o a riguardo della qualità di un prodotto fornito, in una sopraggiunta crisi finanziaria del debitore o ancora in  un errore da parte del creditore in fase di valutazione del partner commerciale oppure infine ci si può rendere conto di essere incappati in una frode.

Non molto diffusa ma comunque rilevante è la prima causa soprattutto con riferimento alla fornitura di servizi, quando si contesta il contratto di solito perché insoddisfatti da un singolo aspetto del rapporto bloccando così il pagamento.

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Rientrano nella casistica anche quanti abbiano contratto crediti per il consumo e insoddisfatti della merce non proseguono nel pagamento delle rate con ciò danneggiando l’istituto finanziario erogante. Ancora poi possiamo immaginare il caso di un lavoro che venga modificato e ampliato, solo verbalmente, in corso d’opera e trovarci poi di fronte a un debitore che non paghi tutto ma solo parte del lavoro effettuato. Un altro caso tipico è quello della consegna di merce al domicilio, quando ad esempio il consumatore riceve un oggetto e non firma al vettore alcuna ricevuta perché quest’ultimo magari ha firmato da se per risparmiare tempo. Il debitore potrebbe allora facilmente contestare di non avere mai ricevuto la merce e rifiutarsi di pagare il dovuto. In questi e altri casi che esamineremo per evitare di incappare nella necessità di recupero del credito occorre attenzione nella stesura del contratto e in ognuna delle fasi di esecuzione successive.

lunedì 7 maggio 2012

Recupero crediti: 8 giorni per le contestazioni del debitore

Nel campo della prevenzione dell’insoluto e per evitare quindi di arrivare ad aprire una procedura giudiziale o stragiudiziale di recupero crediti, assume particolare rilevanza la casistica del debito non pagato per la contestazione sulla qualità del prodotto ricevuto o del servizio reso da parte del creditore.

In questi casi il vizio della cosa o del servizio è la causa della contestazione, sia nel caso che il debitore sia onesto ma può essere anche solo un pretesto per non pagare nel caso di un debitore disonesto.

È il caso questo ultimo del debitore che nel ricevere la fornitura di beni materiali dia apparentemente il benestare al fornitore riguardo alla coerenza di quanto ricevuto rispetto a quanto richiesto senza per altro rilasciare a riguardo nessuna documentazione scritta.

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La conseguenza può essere quindi una successiva contestazione scritta nei termini stabiliti dalla legge con riguardo alla qualità del bene e del servizio fornito con il relativo rifiuto di onorare i pagamenti. La conseguenza è la grande difficoltà per il creditore di ottenere il dovuto senza affrontare lunghe e costose procedure di recupero crediti per via giudiziale, oppure di dovere addivenire ad un accordo per un recupero crediti almeno parziale.

Comunque a riguardo va tenuto ben a mente il disposto dell’art. 2226 cod. civ. che al secondo comma recita che il committente, nel denunciare al prestatore d’opera i vizi occulti del bene o del servizio prestato, deve agire entro 8 giorni e che la prescrizione interviene entro un anno. Superati questi termini chiaramente prescritti dal codice il debitore non potrà più liberarsi dall’onere del pagamento contestando il vizio della cosa ricevuta o del servizio che gli è stato prestato. Ma nel caso di contestazione efficace si sarà costretti a percorrere la via dell’azione legale e allora ancora una volta le possibilità di rientrare nel proprio credito dipenderà dalla solidità del contratto approntato.

sabato 5 maggio 2012

Riforma del Recupero Crediti? Parlano gli Avvocati

L’Associazione Italiana Giovani Avvocati è entrata a gamba tesa nell’attuale dibattito di riforma della normativa relativa al recupero crediti, settore in particolare fermento in Italia in questo momento.

A intervenire in rappresentanza dell’AIGA, Associazione Italiana Giovani Avvocati, è stato il suo Presidente Dario Greco il quale ha sottolineato che, se al settore del recupero crediti devono essere apportate delle modifiche, queste non devono essere nel senso di favorire ancor più le banche bensì i cittadini, le imprese e i professionisti che sono le parti più deboli della contesa.

Greco ha citato ad esempio la categoria degli Avvocati e in particolare proprio i giovani Avvocati i quali sono spesso creditori verso lo Stato dei rimborsi per il gratuito patrocinio che troppo spesso vengono pagati con grave ritardo. L'Associazione Italiana Giovani Avvocati ha lamentato di non essere stata convocata al tavolo di discussione organizzato presso il Ministero della Giustizia e di essere pronta a fornire un contributo per andare nel senso di una miglioria della fase esecutiva nell’ambito del recupero crediti.

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Un contributo che però non può prescindere dalla posizione che il sindacato dei giovani avvocati ha assunto sull’argomento, nettamente contraria a riforme che vadano incontro alle esigenze delle banche.
In un eventuale processo di riforma del settore del recupero crediti bisognerebbe, secondo il presidente dell’Associazione Italiana Giovani Avvocati, evitare di concentrarsi eccessivamente sul momento esecutivo con il risultato magari di favorire tutti quanti quei creditori che per ottenere il titolo esecutivo non hanno la necessità di affrontare la fase giudiziale e di contraddittorio.
Questo quando invece ci sono cittadini, imprese e professionisti, e tra questi e particolarmente delicata la situazione dei giovani avvocati, che a fronte di un credito aspettano in media 900 giorni per vedersi riconoscere un titolo esecutivo che consenta poi di rientrare in possesso delle proprie spettanze.

A fronte di questi dati appare comunque ineludibile la necessità di una complessiva rivisitazione della normativa del settore recupero crediti.

mercoledì 2 maggio 2012

Factoring e Recupero crediti: di cosa si tratta?

Complice la crisi, in Italia sembrerebbe si stia affermando la figura negoziale del factoring, strettamente connessa al recupero crediti, essendo questo uno delle principali attività del così detto factor. La contrazione del credito abbinata al crescere dei conti non pagati dai clienti e in particolar modo dalle pubbliche amministrazioni, hanno costretto le piccole e medie imprese a ricorrere al factoring per complessivi 167 miliardi nel 2011.

Il contratto di factoring, che ha origine anglosassone, prevede che un imprenditore “cedente” ceda appunto i propri crediti ad altro soggetto, il factor, il quale in cambio di un prezzo fornisce svariati servizi a seconda del tipo di factoring di cui si tratta e che generalmente consistono nella gestione e riscossione dei crediti nei confronti dei debitori del cedente; al contempo il factor concede al cedente un anticipazione di tali crediti configurando una vera e propria operazione di finanziamento dell’azienda.

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Nel factoring pro soluto è il factor a caricare su di se il rischio che il debitore rimanga insolvente: in questo caso il factor non richiede la restituzione dell’anticipazione versata e la perdita si distribuisce tra i due soggetti.

In un operazione pro solvendo invece il rischio rimane sulla testa dell’imprenditore cedente che eventualmente restituisce l’anticipazione.

Si possono distinguere operazioni di Full factoring, in cui il factor acquista con continuità i crediti che l’imprenditore produce nella sua attività, dalle operazioni di Maturity factoring in cui non vi è operazione di finanziamento in favore del cedente. Vi è poi la fattispecie dell’international factoring in cui l’attività si rivolge a soggetti residenti in paesi diversi.

In Italia la legge non ha ancora previsto la fattispecie del factoring che pertanto rimane contratto atipico regolato dagli artt. 1260 e seguenti del codice civile oltre che dalla legge 52 del 1991 e dal decreto legislativo 385 del 1993, che ne impone la trasparenza alla stregua di operazioni bancarie.

lunedì 23 aprile 2012

Recupero Crediti: in Italia cresce il recupero crediti

Recupero Crediti. Se c’è qualcuno che piange da qualche altra parte deve esserci qualcuno che gioisce. La grave situazione di crisi che ormai si protrae dal 2008 senza lasciare intravedere all’orizzonte altro che nuvole ha lasciato sul terreno parecchie vittime dalle più disparate dimensioni. E le aziende che fanno Recupero Crediti in questo cosa c'entrano?

Dall’azienda che non riesce a pagare i fornitori e le tasse, con le tristi conseguenze che in questi giorni vediamo in termini di suicidi, fino alla famiglia che non riesce a onorare i crescenti costi delle bollette relative alle utenze. È questo il bacino in cui si ritrovano a lavorare le agenzie di recupero crediti, bacino che si allarga a dismisura come dimostrano i dati recentemente scovati dall’Adnkronos che, spulciando nei bilanci delle dieci più grandi aziende di Recupero Crediti in Italia, ha scoperto per queste ultime "questo" non è un periodo di crisi.

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Tutt’altro: sono 150 i milioni di euro ricavati dal settore Recupero Crediti nell’anno 2011, un settore quello del Recupero Crediti che si è ristrutturato perdendo i soggetti più deboli (in Italia le aziende attive nel recupero crediti sono diminuite da 1708 nel 2010 a 1541 nell’anno successivo) e arrivando a vedersi affidare il Recupero Crediti di complessivi 40 miliardi di euro, più o meno il doppio di quanto si vedevano affidare tutte le società di Recupero Crediti nel 2008.

Un fenomeno, quello appena descritto, che non è solo nazionale bensì mondiale: l’associazione americana delle aziende del settore del Recupero Crediti (ACA) ha infatti pubblicato di recente un rapporto in cui svela il recupero complessivo di 55 miliardi di dollari a favore dei creditori nel solo 2010.

Evidente che una simile dinamica sia dipesa oltre che da una più efficace e professionale azione di Recupero Crediti da parte di queste imprese ma anche, e soprattutto, dall’esponenziale crescita della massa di persone giuridiche potenzialmente assoggettabili all’azione di recupero a causa della grave crisi economica.

venerdì 20 aprile 2012

Recupero Crediti e rispetto dei diritti: accordo tra Adiconsum e GERI HDP

Promuovere un diverso e migliore approccio nel rapporto tra azienda e consumatore debitore: questo è il motivo che ha spinto due soggetti leader, Adiconsum in rappresentanza della categoria dei consumatori e GERI HDP società capofila nel settore del recupero crediti, a cercare e trovare un accordo in vista di una crescita dei servizi nel rispetto dei diritti collettivi.

L’obiettivo prevede per il suo conseguimento prima di tutto una valorizzazione delle professionalità impegnate nel recupero crediti per il mezzo di una sostanziale crescita delle competenze e della trasparenza nell’azione di difesa dei creditori.

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In seconda battuta è stata definita la necessità dell’attivazione di una procedura di conciliazione paritetica.
Pietro Giordano - che di Adiconsum è il segretario Generale - ha dichiarato che l’accordo siglato con una importante agenzia di recupero crediti è un importante tassello nella lotta che l’associazione Adiconsum sta portando avanti da molto tempo a tutela delle famiglie che in un quadro di crisi generale si trovano a fare fronte con maggiore frequenza a difficoltà finanziarie. Una tutela che sarà assicurata tramite la messa a disposizione di strumenti informativi e l’implementazione di strumenti atti ad agevolare la risoluzione del contenzioso anche attraverso una riqualificazione degli operatori del settore del recupero crediti.

L’ingrediente principale della ricetta sarà costituito dall’istituzione di un "Osservatorio congiunto sul credito” che avrà il compito di monitorare il settore e ascoltare, assistere e orientare i consumatori  che dovessero trovarsi di fronte ad agenzie di recupero crediti.

Grande soddisfazione è stata espressa anche da Renato Grassini, dirigente della società di recupero crediti GERI HDP, che ha sottolineato l’importanza per la propria azienda di recupero crediti di assicurare un’adeguata qualificazione e motivazione del proprio personale impegnato nell'attività di recupero crediti nell’ottica di una valorizzazione sociale di un’attività che venga svolta seguendo buone pratiche. Il tutto nel rispetto di tutti i soggetti coinvolti e soprattutto dei consumatori in difficoltà perché possano essere efficacemente supportati nell’onorare i propri impegni.

sabato 7 aprile 2012

Recupero Crediti: la questione della Privacy

Non sono stati pochi negli ultimi anni i casi che hanno visto le associazioni dei consumatori schierarsi a fianco dei consumatori e contro le agenzie di recupero crediti ree di avere violato la privacy del debitore.

Lamentele che in passato sono giunte forti alle orecchie del Garante della Privacy che già nel 2006 ha stabilito dei principi di comportamento per i professionisti di questo campo, ma anche per coloro che agiscono direttamente quali possono essere banche, finanziarie e concessionari di servizi pubblici.

Il problema riguarda soprattutto le modalità con cui questi professionisti cercano i debitori e con loro entrano in contatto sollecitando il pagamento con modi che talvolta possono essere considerati invasivi.

Il garante sottolineò dunque la necessità che chiunque metta in atto procedure di recupero crediti non debba adottare comportamenti che ledano la riservatezza e la dignità personale nel raccogliere informazioni. La stessa autority aveva potuto riscontrare prassi per il recupero stragiudiziale scorrette in tal senso giungendo quindi alla determinazione di linee guida nell’espletamento di quest’attività.


In particolare non è possibile comunicare informazioni sensibili ,quali quelle relative a un debito non onorato, a persone che non sono direttamente interessate, siano esse amici , parenti o familiari.

Non si può ricorrere a forme di pressione quali l’invio di sms oppure di telefonate pre-registrate perché alla cornetta potrebbe non rispondere il debitore. E per lo stesso motivo non è ammissibile affiggere avvisi di mora in prossimità dell’abitazione del debitore, ne si può considerare lecita la prassi delle visite sul luogo di lavoro o al domicilio.

Tra le forme di pressione lesive della privacy ricadono anche tutte quelle comunicazioni postali che in qualsiasi modo lasciano capire il contenuto della comunicazione da quanto scritto sulla busta.

Vietate dunque tutte quelle diciture tipicamente usate in questi casi, l’addetto al recupero dei crediti potrà trattare solo quei dati indispensabili all’individuazione del soggetto.

martedì 27 marzo 2012

Recupero Crediti: quali sono i vantaggi della fase stragiudiziale

Nel precedente post, abbiamo analizzato la fase stragiudiziale, indicandola come quella serie di azioni attuate dall'agenzia preposta al fine di recuperare un credito insoluto vantato dal cliente. L'aspetto che rimane da analizzare, invece, è quello concernente i motivi per cui la fase stragiudiziale è così importante e quali sono i vantaggi di cui si può godere se si riesce  ad ottenere il rimborso del credito prima di giungere alla fase giudiziale.

Oltre alla semplicità di esecuzione di tali azioni, si annoverano altri vari vantaggi che spingono l'agenzia di riscossione a tentare per quanto possibile di far estinguere il debito in questa prima fase. Tra questi, i due vantaggi fondamentali sono:

- notevole contenimento delle spese;

- interruzione dei termini prescrizionali.


Quest'ultimo punto in particolar modo è molto importante. Mediante la messa in mora, infatti, (ultima azione della fase stragiudiziale) si rende esecutiva la notificazione dell'atto mediante l'invio di una comunicazione a mezzo Raccomandata A/R in cui si porta a conoscenza del debitore, il termine ultimo per provvedere al pagamento delle somme dovute maggiorate degli interessi e delle sanzioni. In questo modo, si evita il rischio di veder cadere in prescrizione il credito vantato; rischio che comporterebbe altrimenti l'inesigibilità del credito vantato.

Svantaggi Fase Stragiudiziale

Nonostante tutto, la fase stragiudiziale presenta anche uno svantaggio, rappresentato dalla condizione che deve assolutamente sussistere per assicurare il buon esito del recupero "bonario" del credito vantato. In sostanza, la fase stragiudiziale prevede la collaborazione da parte del debitore e la sua buona volontà ad assolvere il debito contratto. In mancanza di tale condizione, infatti, la fase stragiudiziale non potrà produrre gli effetti sperati e sarà necessario il ricorso alle vie legali (fase giudiziale) al fine di ottenere un titolo esecutivo utile per richiedere il rimborso coatto del credito vantato, o di far valere un titolo esecutivo già esistente.

lunedì 26 marzo 2012

Recupero Crediti: quali sono i vantaggi e gli svantaggi della fase giudiziale

Come abbiamo già detto in precedenza, l'avvio della fase giudiziale è prevista quando la fase stragiudiziale (per impossibilità o per mancanza di volontà del debitore) non ha permesso di ottenere il rimborso del credito vantato. Questa prevede il ricorso al Tribunale e la conseguente attuazione di una serie di azioni legali volte a ottenere il rimborso delle somme dovute ricorrendo all'esproprio coatto e alla conseguente messa in liquidazione dei beni patrimoniali appartenenti al debitore.

Quali sono gli svantaggi della Fase Giudiziale

Gli svantaggi insiti in questa fase sono diversi e si possono ravvisare in:

- maggiori spese legali che il creditore dovrà affrontare anticipatamente;

- rischio corso dal creditore di non recuperare le somme vantate con conseguente addebito delle spese affrontate;

- attuazione di procedure legali molto lunghe e complesse (ingiunzioni, pignoramenti, ecc.)

Alla luce di questa serie di svantaggi esistenti, è raccomandabile avviare la fase giudiziale soltanto quando, durante le verifiche eseguite in occasione della fase stragiudiziale, sia emersa una reale possibilità di recupero del credito vantato. Tale possibilità è rappresentata dall'esistenza e conseguente rilevazione di una situazione patrimoniale del debitore idonea a coprire il debito.


Quali sono i vantaggi Fase Giudiziale

Nonostante la fase giudiziale presenti molti aspetti sfavorevoli, a volte può essere vantaggiosa se non addirittura indispensabile. Alcuni di questi vantaggi sono:

- il possibile avvio delle azioni legali a esclusiva discrezione del creditore;

- il recupero delle somme vantate qualora esista un patrimonio del debitore su cui rivalersi;

In una specifica situazione, infine, il ricorso alla fase giudiziale è favorevole anche quando sia presente una comprovata inconsistenza patrimoniale della parte debitoria. Qualora l'importo vantato sia molto elevato, infatti, il ricorso alla fase giudiziale è comunque conveniente in quanto, in fase di bilancio, consentirà al creditore di iscrivere il credito insoluto tra le passività.



giovedì 22 marzo 2012

Fase giudiziale del recupero crediti: cos'è il fallimento e come si avvia un'istanza fallimentare


Il fallimento è una procedura concorsuale che rientra nella fase giudiziale dell'attività di recupero crediti (di cui si è già parlato nel post precedente) ma, vista la particolarità dell'argomento, abbiamo deciso di trattarlo separatamente al fine di fornire informazioni quanto più possibile complete.

A chi è rivolta la procedura concorsuale del fallimento?

Il fallimento è una procedura che può essere attuata quando il debitore che si trova in uno stato d’insolvenza è un imprenditore commerciale; questa prevede l’esproprio coatto e la messa in liquidazione dei beni patrimoniali di proprietà dell’imprenditore, al fine di provvedere al soddisfacimento paritario dei crediti insoluti.

Dalla definizione appena fornita, si possono estrapolare due elementi che devono sussistere per attivare una procedura di fallimento:

il debitore deve essere un imprenditore commerciale;

- deve esserci una situazione di comprovata insolvenza.


In riferimento al primo punto, ciò significa che sono esclusi dalla procedura fallimentare tutti coloro che non son contemplati nella definizione d’imprenditore commerciale:

- Piccoli imprenditori e imprenditori agricoli;

- Enti pubblici;

- Grandi Aziende.

La seconda condizione, invece, vuol dire che l’imprenditore deve trovarsi in una situazione economica tale da non poter assolvere ai debiti contratti neanche mediante il ricorso a un piano di rientro rateizzato. Una volta accertato la totale incapacità dell’imprenditore di rimborsare la somma dovuta (attraverso una serie di protesti, procurando prove concrete circa la fuga o l’irreperibilità del debitore oppure dimostrando l’impossibilità a redigere il piano di pignoramento per mancanza di beni pignorabili), il soggetto che vanta un credito di almeno € 30.000 potrà presentare formale istanza di fallimento presso il Tribunale di Distretto competente. Il Tribunale, dichiarerà “fallito” l’imprenditore insolvente, redigerà un inventario dei beni espropriati e provvederà alla messa in liquidazione degli stessi.

In conclusione, si deve precisare che, nel caso in cui l’imprenditore fallito sia una società di persone o una ditta individuale, il fallimento colpirà prima il patrimonio aziendale e se questo non dovesse essere sufficiente a soddisfare tutti i creditori, incorporerà nella massa fallimentare anche il suo patrimonio personale.

martedì 20 marzo 2012

Attività di recupero crediti: cos'è e come si svolge


Quella del recupero crediti è un’attività molto particolare, che richiede l’impiego di personale formato e pronto a fronteggiare le situazioni più complicate.

Volendo fornire una definizione di massima, potremmo dire che l'attività del recupero crediti si ravvisa nel momento in cui un soggetto, vantando un credito nei confronti di un suo debitore e non riuscendo a smobilizzarlo, ne affida la riscossione ad un'agenzia di recupero che, attraverso varie azioni, otterrà il pagamento della somma dovuta.


Tali azioni si possono raggruppare in due fasi:

- Fase stragiudiziale;


- Fase giudiziale.


Cos’è la Fase stragiudiziale


L'avviso epistolare, telefonico, l'esazione diretta e la messa in mora, sono tutte azioni che rientrano nella fase stragiudiziale e sono volte a trovare un punto d'incontro con il debitore al fine di ottenere la somma oggetto del debito prima di passare alla ben più dispendiosa fase giudiziale.

Il primo passo è l'avviso epistolare e consiste nell'inviare al debitore un semplice sollecito di pagamento.
Se l’avviso epistolare non produce gli effetti sperati, il debitore sarà contattato telefonicamente dall’agenzia di recupero crediti incaricata e nuovamente sollecitato a onorare il debito.

In seguito l’agente preposto si recherà presso l’abitazione del debitore (esazione diretta) per valutare i motivi del mancato pagamento (mancanza di volontà o impossibilità economica) e se riscontrerà una volontà a collaborare, oltre a "quantificare l'eventuale patrimonio del debitore, tenterà di mediare redigendo un piano di rientro rateizzato (parziale o totale).

L’ultimo tentativo "bonario" è la messa in mora, ossia una comunicazione inviata con Raccomandata A/R in cui si richiede al debitore la corresponsione della somma dovuta (maggiorata d'interessi e sanzioni) specificando la data ultima entro cui eseguire il versamento, trascorso tale termine si passerà alla fase giudiziale.


Fase Giudiziale


 La fase giudiziale è costituita da una serie d'interventi volti a fornire al creditore un titolo esecutivo utile per intraprendere un recupero coatto del credito rivalendosi sul patrimonio del debitore.

Il Ricorso per ingiunzione è il procedimento più breve per ottenere il titolo esecutivo ma è attuabile soltanto se il credito vantato è documentato (certo), definito nel suo ammontare (liquido) e non vincolato (esigibile).

Se il creditore ha già un titolo esecutivo, può intimare al debitore il pagamento del debito entro dieci giorni. Trascorso tale termine, il creditore potrà richiedere all'ufficiale giudiziario il pignoramento dei beni posseduti dal debitore per un importo pari al debito vantato.

Laddove ci sia motivo di credere che il debitore possa nascondere i beni posseduti per evitarne il pignoramento, l'azione legale può essere preceduta da un procedimento preventivo volto a vincolare i beni: il sequestro conservativo.

La fase giudiziale è sconsigliata se gli accertamenti patrimoniali svolti in precedenza non riscontrano un capitale sufficiente a onorare il debito in quanto, in tal caso le spese legali graverebbero sul creditore.