domenica 27 gennaio 2013

Recuperare crediti con il sito Recuperarecrediti.com

E' nato da poco il sito Recuperarecrediti.com, un servizio prima di tutto ma anche un aiuto per tutte quelle aziende che vivono sulla propria pelle la crisi economica attuale. Sono diverse infatti le aziende italiane che hanno nel proprio cassetto molteplici crediti da recuperare e che sono potenzialmente in cerca di un'agenzia di recupero crediti specializzata nella riscossione di crediti insoluti. E' chiaro che in questo momento storico tutte le aziende italiane siano concentrate nel riscuotere i propri crediti, chi più chi meno. Recuperarecrediti.com nasce proprio in un momento fortemente drammatico vissuto dal nostro Paese, un momento nel quale molte aziende chiudono i battenti perché non in grado di recuperare i propri soldi.

Recuperare Crediti
Il sito Recuperarecrediti.com
E' infatti abbastanza chiaro che molte di queste aziende avrebbe potuto evitare la bancarotta, il fallimento o la liquidazione se fossero state in grado di recuperare il proprio denaro. Chissà quanti imprenditori, con il senno di poi, avranno pensato che forse sarebbe stato meglio attivarsi per tempo nel recuperare i propri crediti: se solo la metà di queste aziende si fosse affidata ad agenzie di recupero crediti specializzate, crediamo fortemente che avrebbe avuto una chance in più di risolvere i problemi di cassa.

Che sia chiaro, non si deve condannare nessun imprenditore che cerca di riscuotere i crediti in completa autonomia, ma non per questo non si deve sottolineare l'opportunità di affidarsi a professionisti del settore del credito, in grado certamente di compiere quell'azione stragiudiziale utile molte volte al recupero delle somme di denaro vantate. Recuperarecrediti.com spera di essere quindi un'utilità per molte aziende che sono alla ricerca di agenzie di recupero crediti qualificate, ma che non sanno dove "sbattere la testa".

mercoledì 27 giugno 2012

Critiche al decreto "Salva Imprese"

Non è ancora stato varato il pacchetto salva imprese che prevede lo sblocco di 30 miliardi di euro di crediti delle aziende nei confronti delle pubbliche amministrazioni che già piovono le prime critiche e i rilievi sull’efficacia di queste misure. In particolare le aziende operanti nel settore della Sanità nel napoletano, cui si sono affiancati anche operatori della ristorazione e fornitori, hanno compiuto dei rilievi su taluni aspetti delle norme attualmente all’esame del governo.

Forti dell’appoggio dell’Unione industriale di Napoli gli imprenditori, navigatori di lungo corso nell’ambito del recupero crediti a causa del rapporto particolarmente conflittuale che li lega alle pubbliche amministrazioni locali particolarmente lente nei pagamenti, hanno fatto sentire la loro voce e individuato punti deboli che potrebbero portare al fallimento il decreto salva imprese.

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Soprattutto lo strumento della compensazione non convince gli imprenditori: Celeste Condorelli, rappresentante Confindustria con delega alla semplificazione, fa notare che nella bozza in discussione la compensazione è attivabile da chi, avendo un credito,  si trova tanto in ritardo nelle pendenze con il fisco da essere già iscritto al ruolo. Si tratterebbe dunque di un’inaccettabile penalizzazione per chi paga regolarmente le tasse e si troverebbe per questo estromesso dal beneficio.

Un problema sottolineato anche da Salvatore Esposito, numero 1 della EP attiva nella ristorazione e con 40 milioni di crediti da recuperare verso le pubbliche amministrazioni. Esposito si chiede se sia giusto la penalizzazione operata nei confronti di chi paga le tasse e la limitazione della compensazione ai soli casi gravi. Seppur vero che nei casi meno gravi è possibile attivare la cessazione del credito ne confronti delle banche, gli imprenditori si chiedono quale sia il prezzo da pagare. Un timore tutt’altro che insensato è quello che con questi decreti vengano introdotte nuove prassi, quelle che prevedono compensazione o cessione del credito, le cui procedure possano essere più lunghe del classico pagamento a 90 giorni sommati ai normali ritardi cui le PA hanno ormai abituato.

giovedì 7 giugno 2012

Recupero crediti: famiglie nei guai

L'ultimo grido di allarme di questa crisi lo lanciano le aziende di recupero crediti e in particolare l'associazione che le raggruppa, la Unirec.

Il frutto amaro di questa crisi, è ovvio, è che cresce il credito da recuperare. Una crescita che è stata del 22% nel 2012 e che  porta l'ammontare complessivo a 38 miliardi di euro. Ma  quello che allarma più di tutto è l'identikit di chi detiene il debito e non riesce a farvi fronte.

Dall'analisi complessiva dei dati emerge che il debitore è in genere un consumatore che non riesce più a fare fronte al pagamento di affitto, rate e bollette. Ben l'ottanta per cento delle azioni di recupero crediti sono rivolte a questa tipologia di debitore per un debito medio che arriva al livello record di 1152 euro. Solo il 20% quindi il peso delle aziende in questa statistica che pare destinata a peggiorare a giudicare dalla crescita del 40% del ricorso alle cambiali che per il 27% rimangono insolute.

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Dei 38 miliardi di esposizione complessive il sistema di recupero dei crediti ha rintracciato 9 miliardi. Colpisce la distribuzione geografica del fenomeno. C'era da aspettarsi infatti che fosse preponderante la presenza delle regioni meridionali tra quelle in maggiore difficoltà, e infatti Campania Lazio Puglia e soprattutto Sicilia denunciano un grande ammontare di crediti da recuperare, invece anche il nord è in affanno.

Esemplare la situazione della Lombardia che per importi da recuperare ha ormai raggiunto i livelli della Campania.  Un'evoluzione che si spiega in parte con i fenomeni di deindustrializzazione che stanno colpendo aree del paese che finora non erano state colte da grande disoccupazione.  In sostanza siamo di fronte quindi a persone che, prese di sorpresa dalla crisi, hanno perso il loro lavoro e non sono in grado di pagare rate e bollette.

lunedì 4 giugno 2012

Barometro Atradius: 30% dei crediti pagati dopo la scadenza

Il 30% dei crediti maturati dalle aziende non vengono onorati prima della loro scadenza. Questo il dato schock che esce da una prima lettura del Barometro Atradius, studio di settore giunto alla sua undicesima edizione che viene compiuto ogni anno dalla Atradius, azienda leader nel settore del recupero dei crediti ma anche nell'assicurazione del credito.

Dall'indagine emerge come per gli operatori commerciali il ritardo nei pagamenti o, peggio ancora, il mancato rispetto dell'impegno, sia la maggiore causa di preoccupazione specie in un periodo di crisi prolungata come quello che stiamo vivendo. Paure ben giustificate dal fatto che il 20% dei pagamenti arriva due mesi oltre quella che sarebbe la scadenza e il 3% dei crediti non viene onorato.

Fanalino di coda dello studio che ha preso in considerazione 3000 aziende appartenenti a 14 paesi è,  come cui si poteva aspettare, la Grecia: nel paese ellenico la media dei pagamenti scaduti da più di tre mesi è doppia rispetto alla media europea. In Grecia oltre il 40% dei debiti arriva oltre la scadenza ma la situazione non è molto migliore in Italia che supera il 39%, quasi raggiunta dall'Irlanda.

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Dalle interviste emerge per le aziende Italiane una certa disponibilità a concedere dilazioni ai clienti del proprio paese e infatti le dilazioni raggiungono in media il valore di 50 giorni, molto più alto della media europea. Insomma appare chiaro come le aziende italiane pur di lavorare siano disponibili a essere pagate in ritardo piuttosto che perdere le commesse e d'altronde sono bene abituate dal fatto di avere a che fare con l'amministrazione pubblica che in Europa è la più lenta a saldare i conti. Gli intervistati hanno dichiarato di concedere la dilazione nella speranza di instraurare un lungo rapporto di collaborazione.

Fatto sta che i clienti stranieri pagano meglio: scadono i termini nel 30% dei casi, mentre il mercato domestico sfora il limite nel 40% circa dei casi

giovedì 31 maggio 2012

Lo Stato paga parte dei debiti: pronti 30 Miliardi

La questione del recupero crediti nei confronti dello Stato riveste ormai carattere di emergenza nazionale: questo in soldoni il succo dell’intervento di Antonio Correale, segretario Feneal Uil, il quale ha tirato in ballo il debito dello Stato con riferimento alla crisi in cui versa il settore edile.

Il sindacalista ha sottolineato come recuperare i crediti dallo Stato sia questione di vitale importanza per le imprese e per salvaguardare l’occupazione. D’altro canto è di questi giorni la notizia che il Governo sta affrontando la questione con l’obiettivo di ridurre i debiti delle pubbliche amministrazioni nei confronti delle aziende: quattro decreti che si tradurrebbero in 30 miliardi di euro di pagamenti verso le aziende per risolvere almeno in parte i problemi di liquidità delle piccole e medie imprese. Lo stesso premier Mario Monti si è espresso a riguardo sottolineando l’importanza di un intervento in questo settore per consentire ai privati di “riaccendere il motore”, in quanto le aziende hanno un ruolo centrale nel rilancio del nostro sistema economico.

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Il credito da recuperare nei confronti della Pubblica Amministrazione ammonta a 90 miliardi complessivi e il governo ha sottoscritto 4 decreti e un accordo affinché un terzo di questa cifra venga pagata. Tre decreti riguardano la certificazione dei crediti, il quarto riguarda la compensazione dei crediti con i debiti nei confronti del fisco.

L’accordo invece ha visto le firme di ABI e aziende al fine di favorire l’utilizzo di strumenti quali l’anticipazione bancaria e il factoring pro solvendo e pro soluto. A questo si aggiunge la fondamentale intenzione da parte del governo di venire incontro alle richieste dell’Unione Europea che chiede all'Italia di adeguarsi alla normativa europea in materia di tempi dei pagamenti: entro fine anno saranno adottati i necessari provvedimenti.

martedì 29 maggio 2012

UNIREC sulla riforma del Recupero crediti

La UNIREC, l'associazione che raggruppa le società impegante nel settore del recupero crediti dice la sua sul fronte del disegno di riforma del settore in questi giorni in discussione da parte del governo. E lo fa in un periodo particolare per l'associazione, prossima all'avvicendamento ai suoi vertici. Ma il presidente uscente Alborghetti da il suo ultimo contributo in questa veste e dichiara che la riforma così congegnata non va. D'altronde Unirec aveva già fatto sentire la sua voce e fatte chiare le sue esigenze in due audizioni in Commissione Parlamentare, esigenze che finora sono in parte rimaste inascoltate.

I punti che vengono contestati del disegno di legge sono in sostanza due.Quello principale è la questione del controllo. La riforma prevede l'istituzione di un organismo di controllo che metta insieme rappresentanti delle aziende e dei consumatori ma anche elementi esterni di nomina politica e delle imprese interessate. Le aziende di recupero crediti preferirebbero invece che un organismo siffatto fosse occupato esclusivamente dagli attori interessati al recupero crediti e quindi dalle aziende stesse e dai consumatori.

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Non convince neppure che il controllo politico venga spostato dall'attuale situazione che lo vede in capo al Ministero dell'Interno. Per la natura dei protagonisti in gioco, in genere piccole e medie imprese e consumatori non caratterizzati da grossi patrimoni, non pare il caso di cambiare la fonte di controllo.

Nell'intervista rilasciata al Sole 24 Ore il Presidente dell'Unirec ha lasciato trasparire possibilità di un accordo perché non tutti i loro suggerimenti sono andati persi.  Per esempio viene data alle aziende di recupero crediti la possibilità di consultare le banche dati al fine di rintracciare i debitori e i patrimoni; un altra novità importante emersa fino ad ora è che laddove non si riesca a recuperare un credito questi importi possono finalmente essere dedotti in sede di dichiarazione dei redditi.

mercoledì 23 maggio 2012

Recupero Crediti insostenibile: tagli agli interessi per Equitalia?

Ormai è diventato impossibile parlare di recupero crediti senza che si parli di quello che è il più grande riscossore  in Italia, il riscossore dell’Agenzia delle Entrate.  Stiamo parlando di Equitalia, braccio operativo dell’agenzia in questi giorni al centro di numerosissime notizie di cronaca che vanno dalla vera e propria rivolta scoppiata di fronte alla sede napoletana fino a risalire alla temeraria presa di ostaggi negli uffici di Bergano di qualche giorno orsono.

La contemporanea morsa stretta sugli italiani contemporaneamente dalla crisi, dal fisco e buon ultimo dal recupero crediti targato Equitalia sta evidentemente producendo risultati nefasti se il governo stesso si è convinto che vanno apportati correttivi all’azione di Equitalia.

Il premier Monti si è recato  in visita all’Agenzia delle Entrate ufficialmente per dimostrare appoggio nei confronti dei dipendenti di Equitalia ma anche per affrontare con Attilio Befera, capo dell’Agenzia, il problema di come alleggerire l’attività di recupero dei crediti operata da Equitalia per conto del fisco.

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Certo è che l’attività di Equitalia rimane strategica: gran parte dei 12,7 miliardi recuperati nel 2011 sono soldi tolti agli evasori. Nondimeno va corretto il carattere vessatorio che spesso assume la sua azione. Il governo opererà in due direzioni, la prima consiste nell’accelerare in qualche modo la soddisfazione dei creditori delle amministrazioni pubbliche, un tema che approfondiremo in seguito.

La seconda e più importante azione consisterà nel correggere le modalità di recupero del credito in particolare agendo su tutte quelle voci accessorie che si vanno aggiungere al debito facendo lievitare le somme fino a livelli che possono essere insostenibili. Il nodo è costituito dagli interessi troppo esosi che servono tuttavia a fare funzionare la gigantesca macchina di Equitalia. I partiti premono per una moratoria ma il governo giustamente ritiene che si finirebbe per incoraggiare l’evasione. Meglio quindi provare ad alleggerire i costi.